L'aria che respiriamo In Italia – Camilla Russo

L'aria che respiriamo In Italia – Camilla Russo

          La tutela dell'ambiente è divenuta ormai una problematica mondiale, e per notare ciò basti pensare alle manifestazioni, ai cortei ed agli slogan sparsi nel globo e nati a difesa dell'aria, dell'acqua, delle foreste, delle riserve naturali e di tutto ciò che a noi esseri umani sembra evidentemente e pericolosamente a rischio.

          La salute degli ecosistemi in cui viviamo è direttamente proporzionale alla nostra salute psico-fisica, e le crescenti malattie, con tassi di mortalità sempre più elevati nelle zone inquinate, sono lo specchio di una situazione allarmante, che è frutto di politiche sbagliate intraprese dalla prima industrializzazione fino ad oggi.

          Le principali sostanze causa di inquinamento atmosferico sono prodotte direttamente da composti chimici come l'anidride carbonica o quella solforosa, dal monossido di carbonio o dall'ossido di azoto (tutti provenienti da veicoli alimentati a benzina e gasolio o da processi di combustione di sostanze organiche e combustibili fossili), dagli idrocarburi (HC), che sono emessi principalmente da industrie chimiche e da raffinerie o dall'evaporazione di combustibili, e dalle polveri sottili (Pm) che creano il cosiddetto "smog invernale". Molte di queste sostanze sono la causa delle sempre più diffuse piogge acide, dello smog fotochimico e dell'effetto serra. Sono nomi che tutti sentiamo ormai abitualmente, e che si affiancano a problematiche quali il buco dell'ozono e la pericolosità dei raggi UV.

          Focalizzando l'attenzione sull'Italia, poi, fa sorridere una frase che Plinio il Vecchio disse già nell'anno 62 d.C.: “…quando lascio l’aria pesante di Roma e l’odore dei fornelli fumanti che emettono ogni sorta di vapori e di cenere nell’aria intorno, mi sento molto meglio”.

          Probabilmente questo dimostra come in ogni epoca i processi messi in atto dall'uomo siano stati nocivi. Legambiente, che ogni anno pubblica un dossier sulla situazione della Penisola, ha dichiarato che nel 2019 sono state 54 le città che hanno superato i limiti massimi previsti per l'emissione di polveri sottili e ozono, che dovrebbero essere 60 giorni all'anno. Le città con comportamenti peggiori sono state Torino, con 147 giorni, Lodi con 135 e Pavia con 130. La Pianura padana presenta alti gradi di inquinamento, e oltre a quello causato dalle industrie una buona parte è dato da quello stradale e domestico. Lungo la Valle del Po si è invece stimato che il Pm2,5, cioè tutte le particelle nocive nell'aria con dimensioni minori o uguali a 2,5 micron, abbia raggiunto livelli critici, tanto da destare preoccupazione, in quanto provocherebbe circa 58.000 morti premature ogni anno in Italia (e circa 350.000 in Europa). Infatti, si è calcolato che una presenza di polveri sottili di questa grandezza in quantità superiore a 10 punti del limite massimo consentito nell'aria, che è di 50 microgrammi su metro cubo, aumenti il rischio di cancro nella popolazione di circa il 7%. Spesso città già citate come Milano e Torino hanno raggiunto valori di quasi 200 microgrammi su metro cubo, aumentando notevolmente il rischio di contrarre malattie gravi, tra cui disfunzioni polmonari, cardiovascolari, respiratorie e danni al sistema riproduttivo ed immunitario.

          Queste ed altre scorrette politiche italiane in ambito ambientale sono state la causa della “lettera di costituzione in mora all’Italia” che è stata inviata dall'Unione Europea nei giorni scorsi, e che concede al Paese un tempo di due mesi per rimediare alle "carenze individuate dalla Commissione", minacciando la possibilità di ricevere delle multe se non si vedranno miglioramenti. Nella lettera si legge che “quando i valori limite stabiliti dalla direttiva vengono superati, gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani relativi alla qualità dell’aria che comprendano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. Il Green deal europeo mira a guidare l’Ue verso l’obiettivo ‘inquinamento zero’ a beneficio della salute pubblica, dell’ambiente e della neutralità climatica" [...] “I dati disponibili per l’Italia dimostrano che sin dal 2015 il valore limite per il Pm2,5 non è stato rispettato in diverse città della valle del Po (tra cui Venezia, Padova e alcune zone nei pressi di Milano). Inoltre le misure previste dall’Italia non sono sufficienti a mantenere il periodo di superamento il più breve possibile".

          I problemi da risolvere riguardano quindi la situazione atmosferica in primis, ma secondo la Commissione europea in Italia vi sarebbe anche una sbagliata gestione delle reti fognarie, poiché in 620 agglomerati urbani di 16 diverse regioni, vi è una mancata raccolta ed uno sbagliato trattamento delle acque reflue urbane.

          Sono inoltre state avviate delle procedure contro Italia, Austria e Croazia per non avere ancora adottato un piano nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi, che sia conforme alla direttiva del 2011, a cui gli stati membri hanno aderito con programmi nazionali già nel 2015.

          Insomma, la situazione pare non sia delle migliori. Diversi studi stanno cercando di dimostrare poi un collegamento tra il numero troppo elevato di decessi in Lombardia per il nuovo Coronavirus e la situazione ambientale di quelle zone, argomento ancora in fase di ricerca. Ma intanto negli scorsi mesi il satellite Sentinel-5P facente parte del programma europeo Copernicus (che collabora con la ESA, cioè l'European Space Agency), ha rilevato che durante il lockdown sono diminuite drasticamente le emissioni di ossido di azoto (NO2), e circa del 50% solo in pianura padana. Secondo l'Arpa Lombarda (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) questo è merito non solo della chiusura di vari siti industriali, ma soprattutto del traffico su strada, che causa circa il 53% di tutto l'inquinamento dato dall' NO2. Stesso discorso vale per le polveri sottili, che superano quasi sempre di gran lunga i limiti consentiti, ma che a quanto pare non sono diminuite durante il lockdown perché molte di esse sono prodotte dai riscaldamenti casalinghi.

          Il ministro dell'ambiente Sergio Costa,  in merito ai miglioramenti da adottare per evitare ammende da parte dell'UE, ha dichiarato che nelle zona con più problematiche come il Bacino Padano, il Lazio, l' Umbria, la Sicilia e la Toscana è stato programmato lo stanziamento di un fondo pluriennale che comprende 800 milioni di euro a partire dal 2020, fino al 2034, ed inoltre 40 milioni l’anno dal 2035 per l’abbattimento delle emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, come era previsto dal Decreto Legge Agosto. Ha inoltre citato il Decreto Legge Clima che comprende l'acquisto di scuola bus green, la riforestazione urbana e vari incentivi per la mobilità elettrica. Si spera comunque che in un futuro non lontano vengano definiti dei piani ambientali migliori e prese misure più drastiche, e che questi argomenti non siano considerati come un impiccio ma vengano affrontati in modo serio e drastico, così come in molti Paesi ormai si fa da decenni.

Camilla Russo

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