Gener(AZIONE) Verde - di Gianmarco Pennetta

Gener(AZIONE) Verde - di Gianmarco Pennetta

Sono giovani, sono belli e hanno le idee molto chiare: sono i 400 ragazzi e ragazze provenienti dai 197 Paesi membri della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, siglata a Rio de Janeiro nel giugno del 1992. Si riuniranno a Milano dal 28 al 30 settembre2021 in occasione del summit dello Youth 4 climate, un movimento nato all’indomani dell’iconico discorso dell’attivista svedese “Greta Thunberg” rivolto ai leader mondiali nel corso della Conferenza Onu sul clima del settembre 2019. Un gruppo, va ricordato, che si riunì a New York, per la prima volta, pochi giorni dopo il famoso discorso di Greta, con lo scopo di impegnarsi in modo significativo con i leader politici sulle questioni decisive del nostro tempo.

     Tra il 28 e il 30 settembre prossimi, sarà dunque l’occasione per elaborare una serie di proposte concrete che contrastino l’effetto dei cambiamenti climatici, i quali saranno discussi nella Pre-COP26, ossia durante la Conferenza delle parti della Convenzione Onu sopracitata -che si svolgerà nel capoluogo lombardo dal 30 settembre all’1 ottobre 2021- e che precede la Conferenza Ufficiale che vedrà i leader mondiali riunirsi a Glasgow dall’1 al 12 novembre di quest’anno.

    Saranno, dunque, tre incontri di importanza fondamentale per il futuro del nostro Pianeta alla luce dell’esito negativo della Conferenza Internazionale sul Clima che si è tenuta a Napoli lo scorso luglio tra le principali potenze economiche, che infatti non ha ratificato gli obiettivi di decarbonizzazione per contenere la temperatura atmosferica.

     Una problematica quella ambientale, di cui i giovani di tutto il Pianeta hanno preso consapevolezza e si sono fatti carico scendendo nelle piazze e nei palazzi della politica, inspirati anche dalle manifestazioni della ventenne svedese e che oggigiorno non può essere ridotta ad un “conflitto” intergenerazionale, perché se fino a pochi anni fa ignoravamo il problema scherzando del fatto che “non esistono più le mezze stagioni”, oggi sappiamo, invece, che il clima mite del Mediterraneo tenderà sempre più ad assomigliare a quello tipicamente tropicale con repentini ed inaspettati acquazzoni, come una delle conseguenze di un  ecosistema oramai al collasso.

     In questo va sottolineato che l’Italia, attraverso il Ministero dell’Ambiente diventato ora Ministero per la Transizione Ecologica, è in prima linea per il più ampio coinvolgimento dei giovani nel processo decisionale i quali chiedono un maggiore impegno della classe dirigente nel rispetto del principio di sostenibilità che indica come tale uno sviluppo che soddisfi i bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere la possibilità delle future di soddisfare i propri. 

    È dunque un dibattito che la pandemia non ha rimandato ma che, al contrario, ha contribuito a nutrire attraverso l’intensificazione di una rete preesistente che Internet ha solo rafforzato e allargato.

   Lo testimonia il fatto che quello di Milano sarà l’evento conclusivo di una serie di 9 incontri virtuali “Youth4climate series”  voluti dal Ministero dell’Ambiente Italiano per coinvolgere il più ampio numero di giovani nella preparazione alla COP26, inaugurati a giugno dell’anno scorso e conclusi lo scorso febbraio, riguardanti una vasta gamma di argomenti relativi al clima, con ogni sessione che ha generato discussioni intergenerazionali tra gruppi eterogenei di giovani inarrestabili in prima linea nell’azione creativa per il clima.

     Una presa di coscienza che mostra come non si tratti solo di attivismo, ma di una scelta di vita basata sulle ricerche scientifiche -come l’ultimo rapporto Onu sul clima- che dimostrano quanto la salvezza del Pianeta passi in larga parte anche dalle nostre scelte effettuate “al tavolo”. Occorrerebbe una “rivoluzione delle forchette” scrive la giornalista “Eliana Liotta” nel suo ultimo libro “Il cibo che ci salverà” edito da “La Nave di Teseo” sottolineando, inoltre, che 1/3 dei gas serra emessi in atmosfera deriva dalla catena alimentare.

    A questo riguardo tutti gli scienziati sono concordi nel ritenere che notevoli quantità di metano, un gas che in atmosfera contribuisce a far aumentare la temperatura media sulla Terra, proviene dagli allevamenti intensivi di bovini. È qui che noi possiamo fare la differenza! Ma come?

   In prima battuta va marcato che un’azione efficace e in tale direzione si sostanzia non solo prediligendo il cibo a filiera corta, ma preferendo la varietà a discapito della monocoltura che l’industria ci ha imposto, quindi non consumando spesso una sola varietà di pesce ad esempio, ma scegliendo le diverse tipologie che la dieta mediterranea ci ha regalato.

    Ritornando ai giovani, secondo una logica ordinaria, a loro è affidato il futuro. D’altra parte essi stanno dimostrando di aver inteso, prima degli adulti, che sono le scelte che noi facciamo nel quotidiano ad avere in mano il nostro domani.

   Pertanto, è evidente ormai come molti dei documenti programmatici pubblicati dalle nazioni Unite, come l’Agenda 2030 ad esempio, sottolineano l’importanza di una cittadinanza attiva, del ruolo chiave di ognuno di noi nel raggiungimento di un obiettivo comune di sostenibilità che includa sia la nostra salute sia quella del Pianeta in cui abitiamo, perché come la doppia piramide alimentare ci vuole insegnare “Ciò che fa bene al Pianeta fa bene all’Uomo”.

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