Venti di... successo - di Gianmarco Pennetta

Venti di... successo - di Gianmarco Pennetta

Nella notte del 22 maggio scorso la musica italiana è ritornata protagonista della scena pop europea a trent’anni dall’ultima volta, grazie ai Maneskin vincitori a Rotterdam dell’Eurovision Song Contest 2021. Il gruppo rock romano formato prevalentemente da ventenni, bissa così il successo sanremese al suono di “Siamo fuori di testa” già diventato un tormentone dopo la vittoria della kermesse ligure ma che ha tutti i presupposti per continuare a farci divertire anche sotto gli ombrelloni.

    Mentre in quella stessa giornata ma a 14 ore di distanza da Rotterdam, la sedicenne Benedetta Pilato vinceva la medaglia d’oro nei 50 metri rana agli Europei di nuoto di Budapest in Ungheria.

    Stravaganti e provocatori i Maneskin, li abbiamo visti esibirsi nelle forme più imprevedibili; calma e calcolatrice Benedetta Pilato, da Taranto ha portato con sé il calore pugliese nelle fredde giornate Pannoniche. In comune hanno la giovane età, con l’entusiasmo e la sfrontatezza che ne deriva. I primi hanno riscritto la storia della musica italiana in Europa, ponendo il proprio nome accanto a quello di Totò Cutugno e Gigliola Cinquetti alla voce “Vincitori italiani dell’Eurovision”; la seconda ha stabilito il nuovo record mondiale in vasca da 50 metri oltre al primo posto di categoria.

    Assistendo a queste imprese è sbagliato parlare di futuro, non è giusto nei confronti di questi ragazzi nati nel nuovo millennio che hanno dimostrato di saper azzannare anche il presente. Molti di loro erano appena nati quando il mondo temeva l’esplosione dei computer allo scoccare della fatidica mezzanotte perché credeva che l’interminabile sfilza di zeri li avrebbe fatti fondere. Crescendo hanno conosciuto la terribile morsa della crisi economica causata dai quei “ragionieri in doppiopetto pieni di stress” che oggi invece li accusa di scarso impegno.

    Questi ragazzi hanno conquistato le luci della ribalta esibendo il proprio talento, manifestando la propria arte, e va bene se passano il tempo libero davanti ad uno schermo dello smartphone, scorrendo la home di Instagram, condividendo le stories e commentando quella dei propri amici perché è quello il loro modo di esprimersi. Così come lo era infilarsi delle cuffie nelle orecchie per i giovani negli anni 80, farsi crescere orrendi ciuffi in testa imitando i Beatles per i sessantottini.

     “Oggi i ragazzi amano troppo i propri comodi, mancano di educazione, disprezzano l’autorità, contraddicono i genitori e si comportano da maleducati.” Così scriveva Platone nel settimo libro della Repubblica dedicato all’educazione, e notiamo come queste stesse considerazioni possano essere riportate al giorno d’oggi. Questo ci fa capire che in ogni epoca i giovani risultano maleducati e poco rispettosi, perché è intrinseco nell’animo umano credere che i tempi stiano peggiorando. Forse perché generalizzando erroneamente, si può pensare che un pizzico d’invidia scorra alla vista di un giovane sorriso con tutta la vita davanti. In una società come la nostra in cui difficilmente si accetta il ricambio generazionale, i giovani vengono giudicati incapaci, ignorando come la scarsa esperienza possa essere in parte tamponata dall’estro e dallo spirito innovativo che caratterizza l’avere vent’anni.

    Li stessi che Jannik Sinner, talento altoatesino del tennis internazionale, compirà il prossimo 16 agosto. A colpi di racchetta ha incantato un popolo, il nostro, che aspetta un campione di cui innamorarsi dai tempi di Panatta. Le premesse ci sono tutte, e ce ne siamo accorsi quando a maggio il talento azzurro ha sfiorato la vittoria ai Masters 1000 di Miami. Mentre scrivo ha già conquistato gli ottavi di finale del prestigioso Rolland Garros, raggiungendo Musetti e Berrettini in una storica tripletta italiana sulla terra rossa di Parigi.

    Augurando in bocca al lupo a tutti loro, voglio concludere citando una canzone proprio dei Maneskin “Vent’anni” che trasuda di quella spensieratezza e dell’ansia che vuol dire avere quest’età.

“C’hai vent’anni

Ti sto scrivendo adesso prima che sia troppo tardi

E farà male il dubbio di non essere nessuno

Sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri

Ma c’hai solo vent’anni…”

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