Lecce-Fede Bahàì: sabato prossimo, 27 novembre, il Grande Incontro per la commemorazione di ‘ABDU’L-BAHA’

Lecce-Fede Bahàì: sabato prossimo, 27 novembre, il Grande Incontro per la commemorazione  di ‘ABDU’L-BAHA’

     La Comunità Bahá’ì di Lecce -sabato 27 novembre alle ore 18:00 presso il Grand Hotel in via Oronzo Quarta, 28 di Lecce- commemora la vita di ‘ABDU’L-BAHA’ in occasione del centenario del suo trapasso. Durante la serata oltre a varie conversazioni tra attori della Fede Bahà’ì qualificati si proporranno letture, momenti musicali, proiezione di un video sulla vita del “Maestro”.  A tal riguardo, condurranno le conversazioni: Pompea Vergaro, Lauren Piarulli, Marco Liuzzi, Nabil Piarulli. I momenti musicali saranno affidati al flauto del m° Gianluca Milanese.

LOCANDINA

     La serata non solo sarà un’occasione storica in ricordo di ‘ABDU’L-BAHA’, a cui fu affidato un compito difficile che seppe condurre fino alla fine dei suoi giorni con saggezza e straordinaria umanità, ma un momento per riflettere sul Maestro, da tenere da esempio con sguardo attento alla sua intera vita vissuta in un incessante e costante servizio per l’umanità le cui idee erano in anticipo sul suo tempo avendo egli una visione più che moderna della vita.

       “'Abdu'l-Bahá nasce a Teheran in Iran, l’antica Persia nel 1844 e il cui stadio era quello già impresso nel nome: “Servo della Gloria”. Primogenito del profeta Bahá’u’lláh, fondatore della Fede Baha’i, il cui messaggio fu annunciato nel 1863, principale esponente della Fede bahá’í in quanto il padre Bahá’u’lláh, alla sua morte, avvenuta nel 1892, lo designa suo successore nei riguardi dei destini della Fede Baha’ì e interprete dei suoi insegnamenti” e come “Centro del Patto”, ossia protettore  dei Testi Sacri.

    ‘Abdu’l-Bahá, aveva nove anni, quando suo padre, Bahá’u’lláh, fu gettato in un’orribile prigione a Teheran, in Iran, semplicemente perché affermava che “era venuto il momento di riconoscere che tutti gli esseri umani formano un’unica famiglia. La prigionia del padre ebbe effetti devastanti sulla famiglia e sui suoi beni che furono saccheggiati e confiscati. 

    Al pari del padre 'Abdu'l-Bahá subì l’esilio e la prigionia che durò 50 lunghi anni. Era il 1908, quando all’età di 64 anni fu liberato. Fu così che nonostante la tarda età intraprese un viaggio della durata di tre anni tra il 1911 e il 1913 in Europa soggiornando a Parigi Londra Stoccarda, e in America, sostando a  New York, Filadelphia  Washington Monreal e in tante altre città e in Egitto.

   Durante i suoi soggiorni accettò inviti a parlare, tenendo centinaia di discorsi in templi, chiese, sinagoghe a mosche e università, e in amichevoli riunioni di famiglia  annunciando il messaggio di Bahá’u’lláh che “era giunta l’età promessa dell’unità del genere umano della necessità di creare le condizioni spirituali, sociali e gli strumenti politici internazionali necessari per instaurare la Pace mondiale”. Messaggi  rivoluzionari  per quell’epoca che attirarono una vasta attenzione ed ammirazione in quanto contenevano principi di grande rilevanza quali abolizione di ogni forma di pregiudizio, unicità dell’intera razza umana, le religioni come ricca espressione di un’unica fonte rivelatrice ,adozione di una lingua ausiliaria universale, introduzione dell’educazione obbligatoria, parità di diritti e opportunità per donne e uomini, armonia che esiste fra religione e scienza e favorire l’avvento della Pace universale.

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    La morte di ‘Abdu’l-Bahá, avvenuta il 28 novembre 1921 ad Haifa in Israele, fu annunciato dai più diffusi quotidiani del mondo: da Haifa a Londra, da New York a New Dehli, dal Cairo a Parigi, nelle principali città e capitali del pianeta si pubblicarono notizie della sua vita, dei suoi insegnamenti, della sua morte esemplare. Per fare solo un esempio, il prestigioso quotidiano londinese The Times del 30 novembre 1921 scrisse di lui: “Era un uomo di grande potere spirituale e di dominante presenza, e il suo nome era riverito in tutto il Medio Oriente. Patrocinò la causa della pace e della fratellanza universali, la libera ricerca della verità, l’eguaglianza dei sessi, e rivolse frequenti appelli ai governanti d’Europa perché procedessero a un disarmo universale”.

 Nel 2020 il mondo contava circa 5 milioni di seguaci dei principi i Bahá’ì. In questi giorni le comunità Baha'ì sparse nell’intero pianeta in oltre centomila località lo commemorano con eventi, numerosi film, documentari, programmi televisivi e radiofonici, podcast e siti web.

 

Ingresso libero nel rispetto delle normative Covid-19

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