Festival della Valle d’Itria: un sogno lungo 48 anni - 1975/2022 - di Matteo Gentile

Festival della Valle d’Itria: un sogno lungo 48 anni - 1975/2022 - di Matteo Gentile

     “L’anno millenovecentosettantacinque, il giorno 22 del mese di febbraio; in Martina Franca, nel Palazzo Ducale, sito a “Piazza Roma”., innanzi a me Luca Torricella, Notaio […] sono presenti Punzi Francesco, onorevole Caroli Giuseppe, Caroli Alessandro, Giuliani Martino, Di Ciaula Agostino, Basile Antonio, Marangi Giuseppe, Raguso Martino, Miali Paolo, Liuzzi Martino, Leuci Luigi, Cisternino Ennio, Gabrielli Maria Adelaide, De Tullio Giovanni, Stefanelli Paolo, De Lama Gianfranco, Russo Salvatore, Di Mauro Michele, Chiarelli Silvestro […] i medesimi convengono quanto segue …”. Diciannove nomi, tredici articoli, per l’atto costitutivo del Festival della Valle d’Itria.

       Quarant’anni di Belcanto, quarant’anni di storia cittadina. È un sogno che continua, 48 anni dopo, un progetto che ha preso forma nel tempo, pur conservando la propria caratteristica, quella di coniugare la formazione del pubblico con l’esecuzione, la musica con l’arricchimento dei valori, e la volontà di avvicinarsi sempre di più ai giovani. Pagine di giornali e recensioni testimoniano l’attenzione a un evento che ha suscitato attenzione negli addetti ai lavori e curiosità nel pubblico. Con nomi illustri del belcanto che hanno calcato le scene nella suggestiva cornice dell’atrio di palazzo ducale. Nel cuore del barocco, il cuore della musica italiana, con grande attenzione agli autori del Mezzogiorno, per esportare un evento, un’idea progettuale che ognuno in cuore sente rappresentare una ricchezza culturale da valorizzare e salvaguardare.

     La prima edizione del Festival fu caratterizzata dall’arrivo in automobile di Viorica Cortez, imponente cantante nata in Romania poi affermatasi a Parigi. Per uno sciopero degli aerei (non sembra che siano passati quasi cinquant’anni) la cantante piombò in Valle d’Itria a bordo di un’alfetta, proveniente da Lugano, reduce dai successi all’Arena di Verona, per indossare i panni maschili dell’incantatore di uomini nell’opera “Orfeo ed Euridice”, in cui aveva debuttato qualche anno prima. Un’opera che i cronisti dell’epoca definirono “una scommessa”, in un’operazione che ha sempre caratterizzato i titoli in cartellone al Festival. Accanto a lei Franca Fabbri, in forse fino all’ultimo, ma poi regolarmente in scena per il debutto assoluto della grande avventura suggerita da Paolo Stefanelli, musicologo toscano, a un musicologo pugliese, Alessandro Caroli, che poi allargò l’idea come abbiamo letto nell’atto costitutivo. Mentre sul grande schermo andavano per la maggiore le commedie allora definite “scollacciate”, a cui Martina Franca si prestava spesso come location per il set, nell’atrio di palazzo ducale nasceva un’idea di cultura a lungo termine. Lo stesso Lino Banfi, con Renato Rascel e Alberto Lupo facevano da testimonial alla serata di apertura, negli stessi giorni in cui Martina ospitava la finale nazionale di Miss Italia, in uno scenario quasi da “dolce vita” felliniana.

      Almeno una volta nella vita un pugliese dovrebbe assistere a un’opera del Festival della Valle d’Itria. Non necessariamente alla prima, e magari arrivando preparati all’impatto con un genere di spettacolo apparentemente non popolare ma che, in realtà, nacque in Italia alla fine del XVI secolo proprio in contrapposizione agli eccessi della musica polifonica grazie alla Camerata fiorentina, affascinata dall'Antichità. Il Settecento è il periodo del bel canto e della riforma classica, con l’opera seria e l’opera buffa che caratterizzarono la produzione musicale del tempo. Per poi giungere all'Ottocento, da Verdi a Wagner, il secolo d'oro dell'opera lirica.

     Anche quest’anno, come nelle ultime edizioni, Il Festival si presenta ricco di novità e di eventi eccezionali. Fin dagli esordi la manifestazione si è caratterizzata per la coraggiosa riproposta di un repertorio e di una prassi esecutiva sottovalutati. Dal 1980, con la presidenza di Franco Punzi e la direzione artistica di Rodolfo Celletti, grande esperto di vocalità, il Festival ha accentuato la sua identità originaria di rivalutazione del repertorio belcantista e della Scuola musicale napoletana di cui grandi protagonisti furono i compositori pugliesi, pur senza trascurare il grande repertorio europeo e, in particolare, la valorizzazione di elementi del belcanto italiano presenti in opere di autori stranieri. Alberto Triola, che ha assunto la direzione artistica del Festival nel 2010, riportando, da un lato, l’attenzione sul repertorio belcantista e sul teatro musicale barocco, si era proposto, con successo, di allargare l’orizzonte del Festival all’opera del Novecento e contemporanea.

     Dal 1975 sono state oltre cento le opere presentate al Festival della Valle d’Itria. Tra l’altro va ricordato che, nel corso della sua attività, il Festival ha ottenuto per sette volte l’ambito riconoscimento del Premio Abbiati da parte dell'Associazione nazionale dei critici musicali italiani; è inoltre membro di associazioni importanti, tra cui l’EFA (European Festivals Association), l’EFFE (Europe for Festivals - Festivals for Europe), il CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica) e Italiafestival, di cui è socio fondatore.

      Da quest’anno, giunto alla sua quarantottesima edizione, il Festival vede la direzione artistica di Sebastian F. Schwarz, dal 2019 Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Torino su del Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Nato nel 1974, Sebastian F. Schwarz ha studiato musicologia a Berlino e a Venezia, è plurilaureato, è stato agente e insegnante di Storia della musica. Dal 2008 al 2016 è stato direttore artistico del Theater an der Wien, dal 2012 al 2016 direttore artistico della Vienna Chamber Opera, dal 2015 al 2017 Direttore generale del Glyndebourne Festival Opera.

      Le cinque opere in cartellone di questa edizione portano in scena cinque secoli di storia dell’opera: Inaugurazione il 19 luglio al Palazzo Ducale di Martina Franca con Le joueur di Prokof’ev, regia di David Pountney, tratto da “Il giocatore di Dostoevskij” nella versione francese del debutto del 1929. Quindi Beatrice di Tenda di Bellini con Giuliana Gianfaldoni e Celso Albelo, diretti da Fabio Luisi alla guida dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari. In prima mondiale “Opera Italiana” di Nicola Campogrande su libretto di Elio e Piero Bodrato. Nel rinnovato Teatro Verdi “Il Xerse” di Francesco Cavalli con Carlo Vistoli, regia di Leo Muscato e direzione di Federico Maria Sardelli. Pretty Yende e Anna Pirozzi star in concerto e “Il canto degli ulivi” nelle masserie con Andrea Mastroni, Giulia Semenzato e gli ensemble I Bassifondi e Trio Kronthaler.

      Novità del 2022 la rassegna “L’opera al cinema” con la proiezione del film-opera Gianni Schicchi di Damiano Michieletto e l’esecuzione dal vivo diretta da Timothy Brock delle colonne sonore di due capolavori di Cecil B. DeMille e Charlie Chaplin ispirati a Carmen. «L’avvio della direzione artistica di Sebastian F. Schwarz – commenta il presidente Franco Punzi – inaugura una nuova fase storica per il Festival della Valle d’Itria, pur mantenendosi nell’alveo dei nostri valori caratterizzanti: titoli rari o sottovalutati, attenzione alla fedeltà testuale tramite l’uso di edizioni critiche e il ricorso a interpreti specializzati. A questo passaggio si affianca la rinnovata disponibilità del Teatro Verdi di Martina Franca, che farà parte dei luoghi del festival. Siamo quasi al mezzo secolo di festival e, in quella direzione, non possono che rafforzarsi i rapporti di collaborazione con le istituzioni culturali pugliesi, con le amministrazioni locali e con un nucleo sempre più qualificato di sponsor e mecenati».

Matteo Gentile

 

PH di Matteo Gentile

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