A Lecce una sera con Mario Piarulli per raccontare i suoi 100 anni

 A Lecce una sera con Mario Piarulli per raccontare i suoi 100 anni

Mario Piarulli ha superato da qualche giorno il centenario. È seduto su una sedia accanto a un microfono, indossa un vestito elegante e l’ironia di chi è grato alla vita. Me ne accorgo subito quando mi avvicino a lui per salutarlo: è gentile, appagato e leggero, nei suoi occhi ancora la luce della scoperta e l’accenno di un sorriso di chi ha ancora l’entusiasmo di ricominciare. Forse è vero che ad un certo punto della vita si ritorna bambini. Ma lui ne è consapevole! Inizia a parlare del suo libro “Il racconto dei miei 100 anni” pubblicato per le edizioni L’Officina delle Parole” accompagnato da Pompea Vergaro e da Mauro Marino…

Siamo negli spazi del Museo Sigismondo Castromediano, in prima serata di domenica 26 settembre all’interno del Programma delle 2 “Giornate Europee del Patrimonio Culturale” organizzato dal Polo Biblio-Museale di Lecce.

L’atmosfera è quella che si respirava al ritorno in classe il primo giorno di scuola: c’è fermento, attesa, entusiasmo. La riapertura dei luoghi della Cultura rappresenta l’occasione per tornare a respirare la normalità perduta mesi fa anche se in Italia, e al sud in particolare, in luoghi come questi nulla è normale. Come la presenza di scrivanie e front office al pian terreno che suggeriscono che fino a poco tempo fa il Museo era utilizzato come struttura per la somministrazione dei vaccini. “La Cultura come mezzo per uscire dalla Pandemia” sarebbe davvero un bel messaggio se tutto ciò non mettesse tristezza.

Ma la presentazione fuga velocemente questi pensieri. Siamo in una sala, alla presenza di un attento pubblico, al piano terra dedicata ai manufatti messapici, l’antico popolo proveniente dalla Grecia che ha abitato il Salento, un elemento che suggerisce una linea di continuità e un senso di appartenenza che parte dalle nostre radici per ricollegarsi ad un passato non troppo lontano contenuto tra le pagine di quel libro che ci guarda da un leggio posato su un pianoforte!

Il “signor Mario”, come lo chiama affettuosamente Pompea Vergaro che è l’editrice nonché amica di famiglia, si stupisce della presenza del pubblico venuto ad ascoltarlo, ma poi sembra emozionarsi durante la lettura dell’incipit come se ad un certo punto stesse osservando la sua vita dall’esterno.

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Il bianco ed il nero delle pareti appaiono adatti per contenere e far risaltare le sfumature del racconto della sua vita. Una vita sorprendentemente accompagnata dal caso e sostenuta da un motto “Niente può farti del male finché non gli dai il potere attraverso il riconoscimento” che spiega tanto del suo atteggiamento. 

Ride mentre parla dell’incontro con sua moglie Laila, conosciuta ad una Conferenza Internazionale della religione Bahà’ì  tenutasi nel lontano 1958 a Francoforte.

Mi colpisce la leggerezza dei suoi racconti, soprattutto quando narra della tragica esperienza della Seconda Guerra mondiale. E nonostante fosse circondato da distruzione e morte, non era mai stato sfiorato dal pericolo.

Una esperienza che sorprendentemente gli aveva permesso di comprender quali fossero il senso della Vita e della Storia.

Historia magistra vitae scriveva Cicerone, una frase che mi viene in mente mentre continua a raccontare degli eventi della Guerra, senza dare giudizi perché per farlo c’è la Storia che si intreccia nell’esistenza di ognuno di noi.

Mario Piarulli è il sintomo di un Uomo appagato e riconoscente a quanto la vita gli ha saputo regalare, ma anche di un Uomo paziente, ma non rassegnato, che ha saputo cogliere le opportunità riservategli dal destino.

Lucido, ironico, elargisce parole, quali Bellezza, importanza del Tempo, forza della Parola, Costanza… consegnando a tutti un senso di meraviglia!

Gianmarco Pennetta

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