Companatico e Cultura - di Pompea Vergaro

Companatico e Cultura - di Pompea Vergaro

      Rieccoci alle ultime albe e tramonti di un agosto presentatosi con il respiro di una estate dal cuore incandescente che tra poche ore, è una certezza, li cederà a un settembre pronto a concedere quell’agognata frescura, già preannunciata. Al quel consueto settembre dei “ritorni” dalle vacanze, dalle auspicabili villeggiature e viaggi, al quel “ritorno a Scuola” e a tutte le cosiddette “attività normali”.

Speriamolo!

     Per Venti di Ponente sarà un mese di passaggio importante che segnerà l’inizio della seconda fase di un viaggio cominciato, sotto la mia Direzione, nel maggio scorso e che insieme al gruppo di Redazione non vediamo l’ora di riprendere in compagnia degli affezionati lettori, con l’auspicio di allargarne gli orizzonti.

    Consapevoli che impegno, costanza e pazienza potranno condurci, lasciando alle spalle l’estate e, attraversando l’autunno, sino alle porte dell’inverno. Credete stia tendendo un arco troppo lungo? Forse, ma solo in apparenza. Le riprese richiedono sempre un riordino e una riprogrammazione che, in questi passaggi stagionali così significativi, necessitano sì del tempo che, inevitabilmente, volerà!

       Il nostro viaggio prevede una Rotta segnata da Rubriche e collaborazioni già avviate, pur aprendosi a nuove esperienze specificate nella “Home”.

      Nel frattempo, indugio e mi concedo una breve ed intima divagazione: aprire un editoriale a inizio d’ogni mese con riferimenti alle stagioni e ai respiri che ci legano ai luoghi non è un atto formale, ma scaturisce da quel profondo e innato legame con la Natura in quanto facente parte delle mie radici, intese nel senso più semplice, stretto e personale. In realtà, da qualche tempo mi ritrovo a dire, spesso, che sono figlia della terra, intendendo quella consegnata dai miei nonni a mio padre. È lì che sovente vado a cercare qualche responso alle tante domande, mute di risposte. È lì che, a volte, tento qualche consiglio, camminando tra ombrosi ulivi o sostando sotto il secolare fico. E non nego che la Natura nella sua magnanimità qualche aiutino lo dispensa!

      Vi assicuro che quanto svelato non è un “sotterfugio” per parlare del “privato”, ma è semplicemente una confidenza sgorgata ascoltando, casualmente, il brano del compianto poeta e cantore salentino Roberto Vantaggiato Tegnu, quando intona: “tegnu li fiuri alla campagna cu mi passanu li uai” (coltivo fiori per dimenticare i miei problemi), sorprendentemente collegato al “Paesaggio”, il tema conduttore che la Nostra testata ha in programma per il mese di settembre.

     Chiaramente non saranno conversazioni rivolte esclusivamente al “Paesaggio reale”, dove trovare salvezza, e Voltaire è lineare quando afferma che: “La vita è densamente seminata di spine e allora vado a coltivare il giardino”, ma anche al “sociale e al simbolico”, in quanto “noi siamo quel paesaggio nel grande Paesaggio che è la Natura”.

     E qui mi ricongiungo allo scrittore argentino J.L. Borges: Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto.

     E ancora chiedo sostegno al saggista Duccio Demetrio il cui pensiero ne La religiosità della terra a volte frastorna quando esordisce: “Tornare a guardare in volto la natura quando fiorisce o avvizzisce” e ancora: Qui la terra e l’umano si incontrano, non troverai l’una, dimenticando o odiando l’altro”.

Perché, in fin dei conti, è la terra che ci insegna a narrare, a tacere, ad amare!

      Nel frattempo, credo  che valga la pena di soffermarsi sul titolo di questo redazionale. Perché Companatico e Cultura? Il primo è un termine desueto, quanto altrettanto attuale che trova la sua origine nel latino medievale cumpanatĭcum, dalla locuzione cum pane, “quello che si mangia insieme col pane”. E noi il “nostro pane” intendiamo condividerlo con la Cultura. Una parola antica quanto attuale, in nessun caso inflazionata, che raduna tutte le forme creative, elargisce semi di bellezza e di conoscenza consapevole, utili e indispensabili alla nostra salvezza!

      E a tal proposito ci piace ancora omaggiare Roberto Vantaggiato quando canta: tegnu la cultura comu zzita…” (la cultura è la mia fidanzata).

     Venti di Ponente si ritrova, così, pronta a salpare ancora su quel “piroscafo giornalistico” che sa un po’ di esotico e di nostalgia per l’incontaminato, sorretto non da vane ma reali speranze. Munito di un Equipaggio vibrante e vigile alle ipotetiche imboscate dei tempi, e sorretto da fiduciosa audacia, è pronto ad affrontare le difficoltà che la Vita va proponendo alla maggior parte dell’Umanità.

Partiamo, dunque, issando la bandiera “Pane e Cultura”! Yo-ho…

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