Continua il contributo mensile del dott. Ragosta con le sue fotografie d’archivio evocativo-simboliche, tutte cariche, ricche di significati in più direzioni e su più piani, da quelli squisitamente divulgativi a quelli più ricercati, densi, impegnativi, ctoni…
A suo dire, egli garantirà il mantenimento di questa prassi mensile sul Nostro Giornale, di sicuro fino a Luglio, per dare compimento al ciclo annuale avvito in Agosto del 2025, il primo, nella speranza che a questo ne segua un secondo.
“Sipario” è il titolo della foto proposta per questo mese di febbraio. Un’immagine, realizzata presso il Teatro Ducale di Cavallino nel 2023, piena di luce, di luci e di colori, soprattutto di rosso e di blu. Nonostante questa vivacità, il mosso e la sfocatura danno atmosfere rarefatte, intime, col risultato finale di un buon impatto emotivo e, allo stesso tempo, evocano un ambiente arcanico e di mistero.

All’attento osservatore “Sipario” è una fotografia che di per sé è una domanda: spinge con naturalezza a chiedersi cosa si celi dietro la grande tenda rossa, e da qui, con semplice e automatica deduzione, quale sia la sollecitazione proposta dell’autore.
Qui, ovviamente, ognuno potrà sviluppare le proprie riflessioni e conclusioni, trovare o scoprire i significati, le valenze. In questa occasione, a Noi spetta offrire al Nostro lettore una possibile chiarificazione dell’immagine realizzata dal dott. Ragosta, che se non esatta, lucida, offre di sicuro una base di partenza, di appoggio da cui partire e percorrere sentieri speculativi, magari poco battuti o del tutto inediti.
Ed ecco che, a Noi sembra indispensabile e centrale chiedersi se quello ritratto nella foto di Mauro sia un “Sipario” che sta per aprirsi oppure si è chiuso dopo il compimento dell’opera, oppure ancora se questo è il sipario “dell’intervallo”. Ma non finisce qui, perché il “Sipario” potrebbe essere inteso quale una delle stratificazioni della Realtà, del Momento, dell’Istante, dove proprio il “Sipario” ne è uno degli ingredienti, che in contemporanea vanno dunque, a formare l’istante, il passaggio, l’azione, che mai sono il risultato di un’unica e monadica forza, di un unico e monadico vettore….
Rosanna Gobetti

