Politica e fare politica: I tempi che verranno… - Ignazio del Gaudio

Politica e fare politica: I tempi che verranno… - Ignazio del Gaudio

            Assodato che tra qualche anno saremo in piena rivoluzione robotica e dell’intelligenza artificiale, che sconvolgerà tutti gli assetti sociali ed economici e da qui quelli politici e di esercizio del potere, proprio rispetto a questi ultimi vale la pena capire quali potrebbero essere i nuovi scenari, le nuove determinanti, le nuove pratiche, i nuovi sentieri di lotta, i nuovi strumenti. Aprire, dunque, una finestra sul futuro aiuta a comprendere meglio il presente, i cui schemi appaiono fortemente deteriorati, ma a riqualificare anche il passato, là dove si pongono le domande iniziali, sulle quali s’è costruita tutta la storia degli ultimi 1500 anni. Anzi, ciò non appare privo di significato, portando infatti tale operazione ad una visione compiuta dell’esistenza.

            Ciò posto, occorre dare per scontato che oggi la politica -facendo riferimento al caso italiano, che da qui può essere declinato nelle varianti mondiali- si dispiega su due livelli, ovvero quello della propaganda e quello reale. In termini di propaganda la politica italiana si sviluppa in destra e sinistra, dove i contenuti sono completamente distanti rispetto alla realtà dei fatti, alla Realpolitik. Sul piano reale, infatti, siamo in un unico regime, ovvero quello capitalistico puro, che va perfezionandosi anno dopo anno attraverso la riduzione dello Stato a macchina fiscale e militare, mentre il controllo sociale, sotto il profilo etico ed economico, è nelle mani delle grandi famiglie, che gestiscono tutte le imprese capofila e la finanza. Un regime senza sostanziale opposizione, e dunque assoluto. A ciò basti pensare che, negli ultimi trent’anni si sono alternati in Italia, governi di vario colore, ma la politica è stata una, unica e senza una reale opposizione, centrata appunto sullo smantellamento progressivo dello Stato Sociale e nell’indebitamento sistematico dello Stato stesso, per renderlo dipendente dalle forze private, le quali esercitano il loro potere sulla società e sullo stesso Stato in virtù di questa dipendenza.

            Per capire gli scenari futuri della politica, bisogna intravedere gli assi portanti di questa negli ultimi due secoli, e cioè a partire dalle rivoluzioni industriale e borghese, per capire, poi, le possibili evoluzioni, i probabili sviluppi. Ed ecco che è facile riscontrare che qui il contendere politico ruota attorno alle concezioni dello Stato, ovvero alle definizioni delle sue funzioni e dei suoi ruoli. Nella “disputa” abbiamo la prospettiva comunista e la prospettiva corporativo-fascista, che attribuiscono una forte centralità a questo, nel controllo del territorio e della sua economia, dove la prima ricalca schemi tipicamente e tecnicamente capitalistici o si presenta come un capitalismo ribaltato, mentre la seconda si struttura nella soluzione che vede lo Stato quale asse attorno al quale ruotano tutte le componenti etico-sociali ed economiche di un territorio

            Ora, il vero problema, per la politica del futuro è quello di capire se lo Stato, nell’Era della Robotica e dell’intelligenza artificiale, debba avere una posizione centrale, o debba dispiegarsi nella prospettiva che esclude le soluzioni comunista e corporativo-fascista, peraltro rese incostituzionali dal Parlamento e dal Governo europeo?

            Uscendo dal discorso di tipo propagandistico, di destra e sinistra, dunque che senso ha oggi parlare di politica?

            Qui, le prospettive paiono essere due, ovvero quella dell’esercizio puro del potere, con varie declinazioni propagandistiche, l’altra è quella che si pone in un’ottica evolutiva, dove la reale opposizione al sistema, al regime insomma, procede sull’obiettivo del superamento dello stesso regime, dello stesso sistema. Ecco che, quindi, escludendo l’ipotesi del perseguimento del potere in maniera fine a sè stessa, che si presenta sterile e mortifera, assolutamente frustrante, l’unica alternativa reale di politica che si pone per il futuro è quella del confronto tra le forze di sistema con quelle antisistema in una spirale virtuosa e dunque evolutiva, di superamento degli schemi di partenza o di quelli correnti.

            In tale quadro lo Stato, guardando alla robotica e all’intelligenza artificiale, non presenta più una valenza significativa, se non solo sul piano strettamente fiscale e militare e non per molto ancora, mentre la prospettiva etico-economica e sociale è oramai pertinenza del sistema informatico mondiale, che è in grado di coordinare le più disparate esigenze dell’uomo moderno nei suoi diversi livelli e ruoli sociali, da quelli di vertice a quelli di base.

             Anche sui piani del welfare e dell’istruzione, che sono stati e sono ancora oggi, ma non per molto ancora, strumentali per lo sviluppo dell’economia e della potenza di un’organizzazione o di un gruppo, si avranno sostanziali modificazioni dove l’azione dello Stato si presenterà sempre più debole. È la rete che ha i reali saperi, mentre il benessere materiale, tanto caro ai fordisti (della Ford T nera), nell’Era della robotica non ha bisogno del lavoro umano. Il lavoro del futuro, per quanto riguarda l’essere umano, sarà sempre più caratterizzato dalla capacità di saper risolvere problemi sempre più complessi, e che non ha dunque una relazione stretta con la produttività, né sarà misurabile facilmente, mentre tutte le attività codificabili e ripetibili saranno pertinenza della robotica e dell’intelligenza artificiale.

            In questo quadro, la politica del futuro, tra strutture di sistema e strutture antisistema, si svilupperà appunto tra chi è teso a consolidare le architetture di potere esistenti e chi invece dopo averle analizzate ne propone versioni più evolute. In tale prospettiva, fare politica nel futuro è possibile solo per chi è o riesce ad entrare nel sistema, che sta diventando sempre più esclusivo.

            Nel futuro fare politica in senso reale significa, in definitiva, conoscere il sistema per poi, consolidarlo o metterlo in crisi, in discussione. Qui, la propaganda dipenderà dalle necessità della politica di base, di fondo, della Realpolitik insomma, dove gradualmente sparirà la storica diade. Segnali in tale direzione è l’emergere di coalizioni politiche, che non si identificano con nessuna delle proiezioni tradizionali e le cui identità vanno dalla comunità territoriale a particolari interessi sociali, sui quali certi gruppi costruiscono la propria esistenza. Ovviamente, da qui, anche la propaganda cambierà profondamente i suoi contenuti e le sue forme comunicative, e non tarderà molto pure il ricambio nonché la riqualificazione degli attori a ciò deputati.

Ignazio Del Gaudio

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