La Grande Crisi del 2020: solo una battuta d’arresto? – I. Del Gaudio

La Grande Crisi del 2020: solo una battuta d’arresto? – I. Del Gaudio

            Quest’anno si prevede, per effetto del Covid-affaire, un calo del PIL tra l’8% ed il 13%. Poca cosa per il capitalismo italiano, essendo una normale crisi ciclica, sebbene di importanza significativa. Sul piano popolare, della gente comune, del cittadino medio, la Grande Crisi del 2020, che proprio in queste settimane mostrerà il suo vero volto, quando tutte le attività ritorneranno a “girare” a pieno ritmo, la vita ha registrato e registrerà ancora modificazioni se non profonde, di sicuro rilievo, di rilievo storico, potrebbe facilmente azzardarsi.

            Per il capitalismo italiano il 2020 sarà, infatti, solo una battuta d’arresto, una flessione nei suoi processi di crescita: nulla più! Nel 2021 il PIL continuerà a crescere e, come facilmente prevedibile, continueranno a crescere i processi di accumulazione sia tramite il canale privato sia attraverso il canale pubblico.

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            A riprova di tali tendenza basti considerare le previsioni per il mercato del lusso, che nel prossimo anno in Italia sulla base di queste si avrà una crescita di circa dieci punti e, a livello mondiale, una crescita intorno al 3%. Per la società nel suo complesso, invece, no! Per la società italiana nel suo complesso le cose stanno diversamente! Al riguardo, non si può affermare che le condizioni dell’individuo medio saranno peggiori, ma, allo stesso tempo, non è ipotizzabile il contrario. È infatti ragionevole pensare che in atto vi sia sono un processo di cambiamento della vita e dell’incedere del cittadino medio, che non potrà essere considerato né migliore né peggiore rispetto al passato. Ma veniamo al dunque.

            Un dato molto interessante per il 2020, ed in tale direzione, è la diminuzione degli occupati, che si aggira intorno alle 500.000 unità, facendo assestare il mondo di chi lavora sotto i 23 milioni di unità. In sostanza in Italia lavora una persona su tre, proporzione che al Sud raggiunge l’uno su cinque. Ecco, la società italiana lavora meno…

            A questo punto si potrebbe pensare che sia aumentato, proprio nel 2020, il numero dei disoccupati. Ed invece, no! I disoccupati sono diminuiti, anche se di poco. Il tasso di disoccupazione oscilla, infatti, ancora tra il 9% ed il 10%. La vera novità è costituita, invece, dalla circostanza che sono moltissime le persone che non cercano più il lavoro, si sono dichiarate fuori dal sistema, si sono dichiarate fuori dal “gioco”!

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            Tutte le crisi, storicamente, hanno sempre avuto come effetto ultimo uno spostamento della popolazione dai settori più tradizionali a quelli più evoluti. E così la popolazione, a partire dalla fine dell’Ottocento, è transitata dal comparto agricolo a quello industriale, e da questo al settore dei servizi, quali la banca, la posta, l’amministrazione dello Stato tout court, la sanità, l’università, il turismo, la ricerca. Ora non più!  Un processo questo, infatti, che si è esaurito. La crisi ha condotto all’abbandono del Mondo del Lavoro! Il sistema non assorbe più forza lavoro, anzi la espelle, nonostante questo continuerà a crescere.

            Questa la grande novità della Grande Crisi del 2020, che può essere considerata da spartiacque tra un’economia tradizionale e l’economia che si sta instaurando, la quale espelle progressivamente il fattore umano dai processi produttivi. In altri termini, è conveniente per il capitalismo italiano mantenere a “casa” la forza lavoro anziché utilizzarla: costa di meno! Ovvero è meglio sostentare le persone piuttosto che farle lavorare. Infatti, in Italia, il problema del lavoro non serve per risolvere i problemi essenziali della sopravvivenza. Questa è garantita a tutti e la povertà assoluta da noi è questione che riguarda poche decine di migliaia di individui, forse il 2%, il 3% della popolazione.

            Ecco che, forse, il 2020, verrà ricordato come l’anno a partire dal quale l’indicatore della disoccupazione non avrà un grande valore rispetto a quello, ben più significativo, del tasso di abbandono del mercato del lavoro. Da qui, una nuova cultura, una nuova società e sicuramente una nuova politica, che supererà sicuramente il comunismo e il corporativismo, ma anche lo stesso liberismo…

Ignazio Del Gaudio

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