Spaghetti al Sugo: ansia e complessità? - di Dany C.

Spaghetti al Sugo: ansia e complessità? - di Dany C.

      Per Noi degli anni ’60, ma anche per quelli degli anni ‘70 (…e non oltre ovviamente) i cambiamenti che hanno determinato la nostra esistenza, sono stati caratterizzati da un incedere pressoché lento, di poco più veloci rispetto a quelli registrati negli ultimi cento anni. Un ritmo che ci ha dato la possibilità non solo di gestire il nuovo, ma anche di confrontarci con esso, e soprattutto con quello che la tecnologia di volta in volta proponeva.

     Ad ogni buon conto, Il cambiamento e lo sviluppo del periodo in questione, il Nostro appunto, negli ultimi anni, hanno preso un ritmo sempre più rapido, a tal punto che in molti non sono riusciti a stare al passo …di metabolizzare il Nuovo che arrivava! E così ad un certo punto e all’improvviso si sono ritrovati in un Mondo di cui non ne comprendevano più la grammatica, i significati, i nessi. Senza accorgersene, d’emblée si sono ritrovati a vivere in un Ambiente quasi del tutto inedito, sconosciuto, da capire in molte delle sue parti….

      Una rapidità che, in definitiva, non ha concesso a molti di Noi non solo di riqualificare gli strumenti interpretativi della Realtà, ma anche di rivedere i modelli di riferimento, d’ispirazione, spesso fissati in ben precisi ricordi. In tale direzione, un caso emblematico è rappresentato dallo “Spaghetto al Sugo”.

      Per quelli che non si sono ben adattati alla Nostra Nuova Società, “Lo Spaghetto al Sugo” è ancora casa, qualcosa di semplice e allo stesso tempo rilassante …gustoso. Ma tale considerazione, tale idealità è costruita su ricordi del passato, di un passato oramai abbastanza lontano e quasi del tutto superato dalle nuove prassi sociali e dunque anche dai nuovi riti, soprattutto alimentari. Ricordi, questi, maturati in una società profondamente diversa da quella di oggi …una società che non esiste più!

     D’altronde, quale altro buon esempio, anche il lavoro nel corso degli ultimi anni si è profondamente trasformato, evoluto per adeguarsi ai cambiamenti imposti dall’introduzione di nuove tecnologie, generando così una nuova cultura, che ha contaminato molti aspetti del nostro quotidiano. E così, di seguito, anche l’alimentazione, il gusto, i gusti si sono modificati, passando da un modus centrato fondamentalmente sulle necessità primarie, ad un sistema molto evoluto, dove per evoluto si intende trasformazione e sviluppo della complessità. In altre parole, siamo passati dal semplice al composito e multiforme.

       Ma torniamo al Nostro “Spaghetto al Sugo”! Fino agli anni ‘80, per molti di Noi, non si ponevano molte domande in merito all’alimentazione. Il perché è molto semplice: non si disponeva di un’ampia scelta di prodotti alimentari da acquistare e questi non avevano molte varianti, quindi si acquistava l’unica possibilità che offriva il piccolo mercato rionale, senza neppure ipotizzare una eventuale alternativa.  In tale quadro il Nostro “Spaghetto al Sugo” era qualcosa di molto semplice: un pacco di spaghetti, dei pomodori o le salse preparate e messe in bottiglia nel mese di settembre e ovviamente il lavoro di fuoco e fornelli, che magari Nostra madre avviava a metà mattinata… Tra le altre, la cottura del sugo era centrale nella vita di “casa”, e non solo quale rituale e principale prassi casalinga, ma anche elemento caratterizzante le atmosfere e gli aromi di un’abitazione (e non esclusivamente popolare…) intrisa e permeata spesso da questa pratica culinaria. Sicché, lo “Spaghetto al Sugo” assumeva una valenza di gran rilievo nella nostra esistenza. La famosa scena di Alberto Sordi ne è di tutto questo la più significativa sintesi.

      “Lo Spaghetto al Sugo” insomma, era casa, era un certo tipo di benessere, e in molti casi, sollevava dalle pene della povertà. E per tutto questo era gioia… Un piatto semplice e pieno di significati che confortavano pure l’anima. Tuttavia, oggi, tutto questo s’è perso, tranne il ricordo, che in molti di Noi sopravvive vivido e che ancora oggi rincorriamo per farlo rivivere, per far risorgere tutte quelle atmosfere... che ci appaiono del tutto rilassanti e calde.

            Quanti di noi hanno fatto delle riflessioni simili gustando il famoso “Spaghetto al Sugo”? Abbiamo mai pensato alla sostanziale trasformazione che ha subito nel corso degli anni? A prima vista sembra sempre lo stesso piatto, ma se ci riflettiamo su, ci accorgiamo che il contesto è oramai completamente diverso ed incapace di riprodurre quelle atmosfere degli anni ’60, ’70…

            In primo luogo, sono quasi del tutto scomparse le “bottiglie di sugo” fatte in settembre dalla famiglia tutta riunita per questa “festa-lavoro”. In verità, nel frattempo, è scomparsa pure la famiglia… E così si va nei supermercati dove esistono sughi, cotti e precotti, di tutte le specie, dove la situazione si complica perché bisogna sceglierne uno tra svariati brend, dove, secondo le sollecitazioni della pubblicità, ognuno di essi è un’occasione perduta se non si provvede all’acquisto. Ma non finisce qui! Anche la scelta della pasta presenta un’articolazione a tratti inquietante. Sugli scaffali troviamo paste realizzate con i più disparati tipi di grano, oltre alle paste per coloro che soffrono di intolleranze alimentari: è veramente un ginepraio se poi si pensa ai diversi tipi di produzione. Tutte informazioni che ritroviamo nelle indicazioni delle apposite confezioni. A tutto ciò, si aggiunge che esistono vari tipi di brend, che dovrebbero indicare, sulla base del messaggio pubblicitario, il livello di pregio e di accessibilità economica.

            Ed ecco che tra la scelta del sugo e della pasta, che spesso si tramuta in un “proviamo questo o questa” che alla fine la semplice esperienza di qualche decennio fa si trasforma in qualcosa vicino allo studio di un corposo libro universitario che non ci fa dormire la notte…. E così, inseguendo il ricordo, o la semplicità di un tempo, ci ritroviamo in qualcosa che non sappiamo cosa sia esattamente, se un’esperienza del Nuovo Mondo di “alto profilo culturale” o…. Di fatto, quando ci accomodiamo a tavola siamo già spossati, stanchi, per tanta fatica, quella ovviamente di scegliere tra “migliaia di combinazioni”, e così…

Dany C.

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