Piccoli piaceri prêt à porter al pomodoro – di Dany C.

Piccoli piaceri prêt à porter al pomodoro – di Dany C.

            Per i più, la vita di tutti i giorni si presenta spesso noiosa, una questione di tedio, che non si riesce a dribblare, a ridimensionare, impedendo così alla felicità di dispiegarsi in maniera abbondante. Nella maggior parte dei casi la routine, la ripetitività ne sono le cause più frequenti; anche le stesse zone comfort sovente si tramutano e traducono in momenti di vita banali, scontati, a tratti inutili se non per rimanere in vita …in definitiva.

            Per ovviare a ciò che la quotidianità molte volte risolve in una vera e propria “pena”, un’idea di massima e in qualche modo lenitiva è quella che si sostanzia -contrariamente ai precetti pirotecnici che ci propongono la TV, i Social e le pubblicità- nel costellare questo grigiore di piccoli piaceri, che sebbene non distolgano l’attenzione dalla “ripetizione” ne alleviano la portata avvilente….

            A Nostro avviso, l’idea vincente per produrre questi piccoli piaceri quotidiani, che aiutano a vivere meglio e con più brio, a nostro avviso deve necessariamente essere “condita” almeno di ironia, autoironia e osservazione attenta delle cose, anche piccole, nonché delle persone che ci circondano.

             In questa direzione, che ben si allinea con i miei pezzi precedenti sull’Arte Culinaria si colloca questa breve dissertazione prêt à porter sul Pomodoro, non solo come frutto, ma anche come principale materia prima per la produzione della maggior parte dei sughi e dei succhi. E qui non mi pare inopportuno citare quanto scrissi nel mio primo articolo, lo scorso agosto: “Per Noi, l’Arte Culinaria e Dolciaria, che qui proporremo…. verrà interpretata in maniera strumentale, ovvero come attrezzo e mezzo per conseguire un particolare stato dell’essere, per piegare l’animo alle nostre esigenze più profonde o necessarie, attraverso il gioco di pentole, tegami, fornelli e ingredienti, ma anche aromi, profumi …il gusto e tutto ciò che a questo ruota!”

            A questo punto, il Nostro lettore si chiederà: “…ma cosa c’entra il pomodoro col piccolo piacere quotidiano? Al di là del piacere papillare di uno “spaghetto al sugo” …di pomodoro, non si vede normalmente alcunché sulla questione!

            E qui sta proprio il nodo del Nostro argomentare!!! Sono in molti quelli che non notano la circostanza che il “pomodoro” ovvero il pomo-d’oro è di colore rosso. Sicché non si accorgono di denominare qualcosa che è per eccellenza di colore rosso con un termine che indica il colore giallo. Al riguardo, si arguirà che esistono anche i pomodori gialli, verdi. Ma qui va evidenziato che la maggior parte del consumo, circa il 90%, è connesso al pomodoro rosso, motivo per il quale quando si parla di pomodoro si visualizza in automatico il colore rosso. La pasta al sugo si degusta con salsa rossa, e non verde o gialla, sebbene in commercio queste esistano, ma costituiscono solo particolarità, eccezioni. Insomma, quando noi parliamo di pomo-d’oro individuiamo qualcosa di rosso, e basta!

            E così ci si chiederà dunque -e qualcuno lo farà gustando “lo spaghetto al sugo”- come mai denominiamo e individuiamo qualcosa di rosso con il termine giallo… o al contrario, denominiamo giallo qualcosa che è di color rosso… E qui si aprono scenari simpatici e intriganti!!!

            Nella buona sostanza, la questione è dovuta ad un ritardo di adeguamento della nostra lingua e del nostro lessico, che invece su alcuni fronti, stranamente si evolvono, a volte anche troppo rapidamente, mentre su altri rimangono assolutamente arretrati: certe cose, infatti, cambiano, si modificano, ma lei, la nostra cara lingua italiana, no! Rimane immutabile, fissa, immobile, uguale solo a se stessa!!! È il caso del pomo-d’oro.

            In effetti, originariamente il pomodoro fu così denominato perché era solo di color giallo: non esisteva la varietà di tipo rosso. Al principio, infatti, quando cominciò ad essere importato dalle Americhe nel XVI secolo, questa era l’unica varietà esistente. Solo molti decenni dopo, attraverso selezioni, incroci e manipolazioni, si ottenne la varietà rossa, che nei decenni a venire ebbe un tale successo, tale da scalzare e mettere in ombra la varietà gialla. E ciò a tal punto che oggi il 90% della produzione e del consumo sono costituiti della varietà rossa.

Tuttavia questo non ha portato alla modificazione della sua denominazione, che è rimasta e continua ad essere “pomo-d’oro…” Sicché, oggi il nostro dire appare scollegato dalla realtà… Uno scollegamento che non produce illusioni, le famose illusioni, ma, volendo azzardare un po’, si presenta “shizofrenico”.

            Andando oltre, poi, questa iperbole della “schizofrenia” si conferma e appare anche più estesa di quanto non possa sembrare, se si considera che nel nostro Tempo molti lavori, che sempre sono stati tali e non hanno subito alcuna modificazione sostanziale, hanno nomi diversi rispetto al passato e alla “tradizione”. Un esempio per tutti, e senza prenderla per le lunghe, è quello dello spazzino, che oggi indiviudiamo col termine, operatore ecologico, mentre per il futuro si sta affermando un’ulteriore dicitura, ovvero quella di coadiutore ambientale.

            In definitiva, il nostro “spaghetto al sugo” se osservato con un po’ più d’attenzione, genera ilarità per le stranezze della cultura linguistica, che, a dire il vero, non sono molte lontane dalle nostre, da quelle personali…da quelle nostre “pazzie senza follia!!!” che spesso, tanto ci piacciono e producono vero compiacimento….

Dany C.

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