La Foto di Ragosta per il mese di Gennaio - di Rosanna Gobetti

La Foto di Ragosta per il mese di Gennaio - di Rosanna Gobetti

            Per questo abbrivo del 2026, la “foto del mese di Ragosta” ci perviene sul “limitare” di gennaio. Si potrebbe pensare ad un ritardo del nostro autore, ma come è ovvio non è l’unica possibilità interpretativa…

            Pur nel dubbio, ad ogni buon conto il Nostro apre il 2026 con un altro “pezzo” estrapolato dal suo archivio. Si tratta di un’immagine realizzata nel 2010 a Santa Maria di Leuca in provincia di Lecce, e incornicia un frammento di una nota villa nobiliare salentina.

            Ora, dal momento che l’incedere del nostro autore poche volte è dominato dal caso, la prima domanda che ci si pone è se egli voglia ricominciare l’anno o iniziare il 2026, partendo da Finibus Terrae. E di seguito, se ciò è il preambolo per risalire il Bel Paese oppure partire per l’Oriente.  Forse, qualcosa si può scorgere nel titolo dato alla  immagine proposta, che pare lanciare un monito per il suo pubblico e per quello del Nostro giornale: “Orologio Solare”.

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            Come al solito Ragosta propone un’immagine semplice, composta da pochi ed elementari ingredienti, come si potrà facilmente verificare, ma che rimanda a questioni di massima complessità. In ogni caso, nella titolazione si trova la chiave di volta per una possibile e giusta interpretazione, e non solo nella prospettiva dell’autore, ma anche di quelle di tutti noi.

            Ragosta ritrae un orologio non meccanico, non matematico, invitando a riflettere sulle diverse concezioni del tempo, e soprattutto su quelle basate sul Kronos e sul Kairos. Forse, si invita a diffidare, o comunque a non fidarsi completamente, di tutto ciò che è promanazione logico-matematico, alla stregua degli orologi meccanici, lineari, sicuramente precisi nel loro incedere, ma, come i più sanno, molto approssimativi in tema di Vita, di esistenza.

Qui, Ragosta propone di mantenere l’attenzione sulla Legge Solare simboleggiata con la meridiana del 1874, quella che campeggia nella vita di noi tutti, sebbene apparentemente pare non essere così. E questo probabilmente perché spesso siamo narcotizzati dai linguaggi dettati dal Kronos, profusi a iosa, ché in definitiva, si mostrano più semplici e convincenti….

            E così, per Ragosta il 2026 inizia al confine tra Oriente e Occidente, dove in definitiva le due dimensioni si fondono e confondono, ricordando che il più delle volte le nostre progressioni esistenziali e riflessive, di fatto sono molto imprecise, se ci si affida a tutto ciò che si riproduce in maniera lineare.

Da qui, il suo invito ad entrare nel 2026 nel Tempo del Kairos, in cui campeggia il Sole, dove l’unico organo deputato a capirne le sue dinamiche, non è di certo la mente, ma il cuore…

            Sicché, ancora un grazie di cuore al nostro Mauro, sempre generoso di opportunità, con le sue opere, di belle e utili riflessioni.

Rosanna Gobetti

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