Tratteggio su Paolo Lepore – Rossella Maggio

Tratteggio su Paolo Lepore – Rossella Maggio

         Paolo ha una voce dolce, ma dal timbro vivace. Uno sguardo attento che denota grande sensibilità, l’orecchio naturalmente raffinato. Da ragazzino suonava la batteria, ma dava un tocco particolare con il violoncello -il cui studio intanto perfezionava in conservatorio- alla band degli Tugu Tugu, un gruppo musicale messo su da Armando de Cillis, che aveva suonato con i Beatles. Il gruppo fu scritturato immediatamente dalla RCA, nota casa discografica nazionale, per cui il giovane Paolo viveva le serate romane con Milva, Patty Pravo, Dalidà, un giovanissimo Baglioni.

         In ogni caso, Paolo è stato Direttore d’Orchestra a livello nazionale e internazionale con all’attivo migliaia di concerti in Italia e all’estero e direttore e fondatore di diverse orchestre tra cui, la Brass Sinfony, l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, l’Orchestra Filarmonica Mediterranea, l’Orchestra Giovanile Pugliese, la Jazz Studio Orchestra. È stato e, in alcuni casi, lo è tuttora il Direttore Artistico di Festival e manifestazioni nazionali, tra cui il Bari Jazz Festival, Il Talos Festival. E ancora è stato Direttore Artistico del Conservatorio dell’Istituto di Alta Cultura Musicale Giovanni Paisiello, del Festival di Sovereto, Direttore Artistico e Stabile del Centromusica J.S.O. Innumerevoli gli Incarichi espletati in qualità di Direttore d’Orchestra (circa 2000 concerti) a Roma, Bari, Firenze, Pavillon De Montreux, Città del Messico ecc. Nutrita anche l’attività di solista e compositore. E potrei non fermarmi qui, perché tanti sono i progetti che Paolo continuamente sposa e conduce con grande professionalità e maestria.

         È davvero impossibile elencare tutti i successi di un’attività instancabile e intensa come quella del Maestro Paolo Lepore, ma quello che colpisce della sua persona e del suo sorriso, come del suo sguardo è la passione: per la musica, per la vita, per la relazione umana, per la gente, a cui non smette di dare e di darsi, quasi fosse lo strumento musicale di sé stesso. E tutto questo con pacato entusiasmo, con delicatezza, con estrema dolcezza. In una recente intervista, in cui viene giustamente definito un’icona della musica internazionale, illustra uno dei suoi tanti progetti - questa volta sulla fiaba pugliese - e viene ripreso nella sua casa barese mentre siede al pianoforte. E subito dopo lo si vede alle prese con il vibrafono, ricevuto in regalo dal padre nel 1950, dal quale trae dei suoni dolcissimi. Naturalmente, una delle sue manie è quella del controllo e non è difficile capirlo, perché ogni cosa deve andare al suo giusto posto sia nella composizione sia nella progettazione in generale e più che mai nell’organizzazione di spettacoli e concerti. Un’esigenza, ovviamente, giustificatissima!

         Un’altra caratteristica di Paolo è quella di passare con facilità dalla musica sacra, al jazz, alla lirica, mentre un suo tratto saliente, che ne sottolinea la carica puramente umana, è il desiderio di avere amici al di fuori della cerchia degli artisti. Con Paolo ci siamo rivisti ultimamente al festival Di Sovereto, su suo invito, dove ho avuto l’onore e il piacere di presentare il mio ultimo romanzo “Sorelle d’estate”. Lui, ovvio, era impegnatissimo nell’organizzazione che prevedeva momenti musicali di rilievo, inframmezzati da interviste e presentazioni, ma la sua gentilezza d’animo ha connotato anche i brevi momenti di saluto e scambio umano con tutti gli artisti invitati a partecipare.

Rossella Maggio

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