Perché i ciliegi tornassero in fiore: musica e scritti su Fabrizio De André – Francesca Greco

Perché i ciliegi tornassero in fiore: musica e scritti su Fabrizio De André – Francesca Greco

            “Io penso che un uomo senza utopia, senza sogni, senza ideale, vale a dire senza passioni, senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto, di raziocinio. Un cinghiale laureato in matematica pura”.

            Su De André è certamente stato scritto tanto. Uno dei cantautori che porta con sé una discografia notevole, laddove i 45 giri prima e gli album poi, si sono susseguiti quasi con cadenze annuali. Quando De André decide di lasciare questo mondo per un ipotetico luogo/non-luogo, aveva 59 anni ed era l’11 gennaio del 1999.

            Anarchico, poeta, cantautore, solitario o, forse, per meglio precisare, amante della solitudine, Fabrizio De André ha caratterizzato, probabilmente lo fa ancora oggi, non solo la musica italiana a partire dagli anni Sessanta del ‘900 ma anche la letteratura, sia di prosa sia in versi. Lo ha fatto con un’impronta ben precisa, per questo gli sono vicini gli animi e le generazioni apparentemente distanti: De André si è mosso in “direzione ostinata e contraria” (Smisurata preghiera, in Anime Salve, 1996).

            Luigi Viva in primis ha scritto di De André con: Non per un dio ma nemmeno per giocoVita di Fabrizio De André (Feltrinelli, 2000). Non un libro nato sulla scia dell’emozione suscitata dalla dipartita di Faber (soprannome datogli dal grande amico Paolo Villaggio) ma una sorta di intervista corale su cui, a partire dal 1992, Luigi Viva ha iniziato a lavorare con il consenso e la collaborazione dello stesso cantautore. Questo progetto di studio sulla persona e sull’opera di Fabrizio De André, si è concluso con Falegname di parole – le canzoni e la musica di Fabrizio De André (Feltrinelli, 2018). Con ulteriori correzioni, corredato da foto, spartiti, testi originali: il volume si caratterizza non come una guida ma come un percorso di vita. Il legame tra Viva e De André è certamente la chiave di volta per la lettura dei volumi: non un’asettica biografia ma una partecipata storia; Viva, tra l’altro, è Socio fondatore della Fondazione Fabrizio De André Onlus, e fa inoltre parte del comitato scientifico del Centro Studi Fabrizio De André, presso il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena.

            Dalla matita di Ivo Milazzo e dalla penna di Fabrizio Càlzia nasce Uomo Faber (edizioni NpE) l’appassionato omaggio al grande cantautore, di due maestri del fumetto. Un viaggio sognante nel mondo e nel passato di Faber, tra gli episodi e le esperienze che maggiormente ne hanno segnato e contrassegnato la vita e la produzione artistica. Uno sguardo intimo e profondo sull’uomo De André, insomma, nell’imperdibile omaggio della letteratura a fumetti a un mito indimenticabile della nostra musica. Non si parla della storia di Fabrizio De Andrè, piuttosto si cerca di fare in modo che il lettore ponga a sé stesso le domande: non giuste, non sbagliate. Le domande, ovvero, d’ogni uomo in quel percorso chiamato Vita. E se in Uomo Faber leggiamo l’inquietudine, la tensione umana di Fabrizio De André, Ernesto Anderle disegna in Ridammi la mano (BeccoGiallo, 2019) una sintesi significativa della vita e delle opere di De André, egregiamente illustrate tra belle e colte pagine. “Imparai a vivere, a pensare, ma soprattutto ad amare”, scrive lo stesso Anderle. Sì facendo apre un mondo già conosciuto ai ‘deandreiani’ e tutto nuovo per i neofiti.

            La bibliografia su De André conta di alcuni testi biografici, illustrati come quelli descritti, ma anche di esegesi dei testi della altrettanto ricca discografia e certo, non per ultimi, quelli fotografici. Tra i maggiori fotografi che hanno seguito Fabrizio De André, non solo nei tour ma anche nei dettagli della sua vita privata, troviamo Guido Harari, sottolineando che “Raccogliere, spesso, dei momenti di autenticità. Con Fabrizio non ci si poteva mettere in posa”. Ecco, quindi, che Sguardi Randagi (Rizzoli, 2018) apre al pubblico l’archivio del fotografo: quasi tutte le foto nascono da attimi, da occasioni che lo stesso De André permetteva di cogliere. Come per i libri di Viva anche le biografie per immagini di Harari nascono da un rapporto che ha permesso di conoscere Fabrizio nella sua sfera intima e non solo in quella d’artista nota ai più.

            Si potrebbe scrivere molto altro ancora. Di certo, sarebbe semplice raccontare di testi, di aneddoti schiusi tra le righe. Tuttavia, citando Proust, ‘ogni lettore, quando legge, legge se stesso’ e in questa vastità di scritti per e su De André ogni lettore, quando legge, indaga per l’appunto se stesso…portandosi oltre la quotidianità...a tratti, oltre la vita stessa.

Francesca Greco

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